Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Bergamo il 25-7-1878, cameriere, antifascista. Si sposa il 7.11.1905 a Bergamo con Maria Carolina Zanoncelli, ha una figlia, Egle, che lavora presso la ditta Marelli. Emigra in Francia nel 1930, prima a Parigi, poi a Tolosa, dove lavora come cameriere al caffè Paul. La polizia fascista intercetta una sua lettera scritta da Tolosa il 19.5.1937 e indirizzata alla figlia Egle, residente a Bergamo in via A. Mai 39. Nella missiva Bramati invita la figlia a non credere "[…] a tutte le false notizie che si stampano in Italia [...] In Francia si va di bene in meglio, la grande guerra voluta dai due matti (Hitler e Mussolini) come li chiama il sindaco di Nov Jorch [sic], sarà evitata, per la grande potenza degli Stati a regime democratico Francia e Inghilterra Russia, Stati Uniti d’America. La Spagna repubblicana è invincibile; Madrid non è caduta, come non cadrà Bilbao (speranza del dittatore italiano): Il fascismo sul suolo italiano non passerà e un giorno, non troppo lontano, verrà spazzato anche sulla nostra disgraziata italia (scriverò Italia con la i maiuscola quando non sarà più di Mussolini). Nei giornali di questa mattina e nelle notizie recenti leggo di grandi movimenti d’opposizione avvenuti nel Piemonte-Lombardia e nelle Puglie = sommosse, iscrizioni sui muri, esposizioni d’avvisi sovversivi, con scritte “abbasso Mussolini”, “Abbasso il fascismo”, una grande quantità d’arresti. Che sia vero ? Che sia giunto il momento ? Noi tutti lo speriamo ardentemente”. Affettuosamente salutoti papà". Bramati è ammalato e In un’altra lettera alla stessa figlia, scritta l'1.6.1938, si riferisce a periodo di vacanza che allevia la sua malattia, è in attesa della visita della figlia e scrive anche del ragioniere Luigi Bruni (b. 19), con cui in passato era legato da amicizia e che in quel momento si interessa alle pratiche burocratiche della figlia per raggiungere il padre: “E come mai? Un perseguitato dal fascismo, una vittima, oggi in buoni rapporti con la Questura? per me, all’epoca mi fu grande amico e gli porgerai i miei più fervidi saluti”. Nel post scriptum si lamenta della rigida sorveglianza della polizia italiana alla frontiera e della presenza in Francia di numerose spie: "Sarei costretto a passare la frontiera per venirti incontro e credi tu che mi sia facile? Con questi sbirri che cosa si trovano? E’ inutile nasconderlo, lo sanno che sono un antifascista convinto, gli spioni che pullulano qui non mancano al loro dovere infamante, son ben pagati per questo". Viene segnalato come socialista e "propagandista sovversivo" dal Console di Tolosa il 5.1.1938. Un rapporto della Questura di Bergamo del 29.7.1937 informa la Prefettura che prima di espatriare Bramati dal 1920 al 1922 è stato titolare di un pubblico esercizio sul Sentierone in centro a Bergamo, il Caffé Bramati, frequentato da sovversivi e aderenti alla Camera del Lavoro. Nel locale avvenivano diversi litigi tra fascisti e antifascisti. In seguito Bramati diviene autista di piazza e poi rileva un altro esercizio. Rimpatriato nel gennaio 1939 perché affetto da grave malattia, muore a Bergamo il 6.4.1939. Nel fascicolo è conservata una sua fotografia. Cpc, b. 816, 1937-1939. (R. Vittori)