Ripamonti Pietro

n. busta
97
n. fascicolo
2944
Primo estremo
1939
Secondo estremo
1944
Cognome
Ripamonti
Nome
Pietro
Presenza scheda biografica
no
Luogo di nascita
Data di nascita
1910/04/28
Livello di istruzione
licenza elementare
Professione
minatore manovale
Collocazione politica
Profilo sintetico riassuntivo
Nato a Torre Boldone (Bg) il 28.4.1910, antifascista, minatore e manovale, vive a Torre Boldone in via Ronchella Alta 79. Il 15.5.1939 il Tribunale di Bergamo lo condanna a 6 mesi di prigione e a 50 lire di multa "per resistenza agli agenti dell'imposta di consumo e per tentata frode al dazio". Viene considerato un antifascista perché l'1.10.1939, richiamato alle armi come artigliere al 33° Reggimento, viene sorpreso ubriaco in un'osteria di Bagni di Vinadio (Cn) a dire "io me ne frego della Patria del Duce del Re". Denunciato al Tribunale Speciale, il caso viene archiviato il 16.11.1939 perché le sue frasi sono giudicate del tutto sconclusionate. Pochi giorni prima, il 6.11.1939 i Cc di Bergamo Alta a firma del maresciallo Luigi Latini scrivono al questore di Bergamo che Ripamonti "è di carattere violento e prepotente, irriverente verso le autorità e le persone. Dotato di esuberante forza fisica incute timore alle persone del vicinato". Richiamato alle armi dal 27.11.1940, viene congedato e nuovamente richiamato. Nel fascicolo è conservata un'informativa (n° 34/989) dei Cc del distaccamento di Città Alta, indirizzata il 14.5.1944 alla questura di Bergamo, nella quale il 1° aiutante comandante del distaccamento, Luigi Latini, relaziona sulla situazione di Ripamonti, il quale "in questo frattempo non ha dato luogo a manifestazioni vere e proprie di carattere sovversivo, ma non ha mutato però il suo atteggiamento politico. Egli è tuttora di carattere sfavorevole al regime e, nelle occasioni favorevoli lo manifesta apertamente. Attualmente il Ripamonti trovasi in carcere a Bergamo, arrestato dalla Ss Germanica per favoreggiamento ai ribelli". Le notizie presenti nei documenti conservati nel fascicolo si concludono con il documento appena citato, che però acquista significato alla luce delle informazioni tratte dalle fonti storiografiche disponibili, indicate in bibliografia e qui di seguito riassunte. Nell'estate del 1943 Ripamonti è in artiglieria presso l'8° Reggimento di stanza a Verona. In seguito all'8.9.1943 rientra a Torre Boldone. Partecipa alla Resistenza e collabora con Battista Gregis e Guido Galimberti raccogliendo armi per i partigiani. Esce incolume dall'attacco nazifascista del 2.11.1943 nascosto in un casello di roccolo sulla collina della Maresana, alle spalle di Bergamo. Spostatosi sul monte di Nese, tiene i contatti con Adriana Locatelli, Emilio Rivellini e col capitano conte Filippo Benassi (poi arrestato, deportato in Germania e morto a Dachau), cioè con la banda Maresana. Tradito da una spia fascista, Augusto Santinelli, viene arrestato nel marzo 1944 dalla Gnr di Aldo Resmini in collaborazione con la Gendarmeria tedesca, in un'operazione che porta in carcere i componenti della banda Maresana e altre persone ad essa collegate, tra le quali la nobildonna Emilia Benaglio Valenti e la figlia Mariella Valenti. Esce dal carcere di Sant'Agata nel febbraio 1945, dopo essere stato ripetutamente percosso. (G. Mangini)
Familiari
Ripamonti Angelo (padre)
Gabbiadini Maria Carola Beatrice (madre)
Luoghi di residenza
Torre Boldone Lombardia Italia via Ronchella Alta 79 (1910 - )
Fatti notevoli
Partecipa alla Resistenza.
In rubrica di frontiera
no
In bollettino ricerche
no
Esclusione dallo schedario
no
Riferimenti bibliografici
Belotti 1989
riferimento Giuseppe Belotti, I cattolici di Bergamo nella Resistenza, Minerva Italica, Bergamo 1989, p. 232 e 236.
Bendotti, Della Torre 1995
riferimento Bendotti, Della Torre 1995 = L'acqua ritorna al mulino. La memoria della Resistenza bergamasca, a cura di Angelo Bendotti e Oriella Della Torre, Comitato bergamasco antifascista - Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, Bergamo 1995, p. 124.